Non è nostra abitudine criticare lo studio grafico di un progetto altrui. Possiamo esprimere le nostre opinioni, ma non la critica diretta, poiché nel mondo dello studio grafico non esiste il giusto e lo sbagliato, o almeno così pensavo. Nel caso che vi sto per citare il buon senso vince sulla libertà di opinione, ovvero nella comunicazione grafica del biglietto Trenitalia.
Seduto sul divano lo tengo in mano, lo giro inclinandolo di diverse angolazioni cercando di trovare un senso, un linguaggio, una comunicazione chiara che mostri con chiarezza le informazioni necessarie: non ci riesco. Basta guardarlo: nei font non ci sono pesi e differenziazioni per trasmettere una priorità e una gerarchia, non seguono una griglia e non trovano allineamenti, le informazioni non sono chiare e ne consegue una comunicazione errata a noi clienti italiani, figuriamoci per gli stranieri.
Ormai nelle grandi città, quali Milano, l’afflusso di stranieri è imponente. Le lingue che si possono ascoltare sono molteplici e, anche se l’inglese potrebbe essere quella più utilizzata per distribuire informazioni, non esiste un linguaggio parlato da usare come minimo comune denominatore. Questo è uno svantaggio, ma forse, per noi che ci occupiamo di progettazione grafica, potrebbe essere l’occasione per dimostrare che l’iconografia, l’uso corretto di forme e geometrie, si insomma, la comunicazione visiva, è e sarà l’unico vero linguaggio globale che si deve utilizzare quando si devono passare informazioni senza l’uso della parola.
A Milano, nel 2015, ci sarà l’Expo. Questa è un’occasione meravigliosa che abbiamo di dimostrare al mondo che i designer Italiani esistono ancora. Infatti, ai giorni d’oggi, il design italiano, soprattutto quello grafico, non è più visto dagli occhi stranieri con riguardo e stima. Ho avuto la fortuna di collaborare con professionisti stranieri, quali tedeschi, coreani, norvegesi e purtroppo, per loro ammissione, la stima verso il design del bel paese si è notevolmente abbassata. Non è una forma di esaltazione verso il loro paese, ma semplicemente la verità. Visitando le loro città sono rimasto di stucco, affascinato dalla cura, dalla precisione che proviene da una fase progettuale ben curata e meditata, priva di superficialità e incompetenza. Forse questo mestiere nei loro paesi ha una rilevanza differente, un’importanza che rende la comunicazione visiva di questi posti di una qualità decisamente superiore alla nostra. Forse i responsabili che hanno il compito di selezionare e assegnare gli appalti hanno loro stessi una preparazione a riguardo, o magari riconoscendo la loro incompetenza, evitano di dare idee e dirigere la progettazione grafica, fidandosi dei professionisti ingaggiati.
I motivi possono essere molteplici, ma quello che per ora è sotto gli occhi di tutti è che siamo impreparati, tramite la grafica, a usare un linguaggio universale.
La mia personale opinione è che il nostro è un meraviglioso paese che grazie alle antichità e ai luoghi mozzafiato richiama turisti a cui bisognerebbe fornire un servizio moderno, che attualmente manca, ma non solo, danneggia anche la nostra reputazione. In treno mi è capitato di assistere a uno spiacevole siparietto.
Degli studenti brasiliani non avevano obliterato il biglietto, poiché, giustamente, la comunicazione di questa regola, non era passata. Il controllore una volta arrivato davanti ai turisti ha fatto presente che gli avrebbe applicato la sanzione e gli ha cercato di spiegare il motivo. Lui parlava solo italiano, ma aveva un libretto in lingua inglese che ha fatto leggere ai ragazzi. Come vedete dall’immagine allegata all’articolo, sul biglietto è presente la scritta “da convalidare”, ma come è lampante, sperare che la comunicazione passi, soprattutto agli stranieri, è un utopia: non un rettangolo che faccia intuire l’esigenza di un timbro, non una freccia che indichi il lato da obliterare… nulla. Loro hanno fanno presente che la scritta è in italiano e il controllore a respinto la scusa mostrando su retro del biglietto un blocchetto di testo in lingua inglese molto piccolo dove si dice che il biglietto va obliterato e che ulteriori informazioni si potevano reperire sul sito trenitalia.it.
Morale i ragazzi hanno ripagato il biglietto di €12 con in più una sanzione cadauno di circa €40.
La loro frase conclusiva è stata: “questo è una modo legale per rubare dei soldi“. Io, che a un certo punto della disputa ho cercato di tradurre al controllore lo loro motivazioni, non ho potuto fare altro che ammettere l’effettiva mala comunicazione.
Non è giusto mettere delle regole per poi renderne impossibile l’applicazione. La comunicazione, sia grafica che urbanistica, deve essere fatta in maniera tale da non portare le persone a compiere errori, così che se si dovesse presentare la trasgressione sarebbe corretto punirla. La legge non ammette ignoranza, e io questo lo condivido, ma deve però essere applicabile.
In Giappone, come in molti altri paesi, i percorsi sono forzati, così il biglietto lo devi obliterare obbligatoriamente. Lo puoi infilare di sopra, di sotto, girato, di lato, manca solo che lo puoi lanciare, ma la macchina, progettata da dei maestri di tecnologia, ti convalida il biglietto, che ovviamente all’uscita non viene cestinato, ma reintrodotto e ripreso, così da ottenere un duplice controllo e uno spreco di carta evitabile.
Concludo con questa riflessione. I nuovi treni sono firmati Giugiaro. Non penso che i membri della sezione transport design ne abbiamo mai preso uno senza sollevare la questione della progettazione grafica del biglietto. La mia speranza per il 2015 è che affidino anche il restyling grafico a un nome altrettanto importante.